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Pierantonio Tanzola
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Così conobbi il Maestro Toscano di Mattia Signorini
...Mentre il suo primo romanzo occupa gli scaffali delle librerie inglesi,Peter Adamson è in Toscana, dove trascorre periodi sempre più lunghi della sua vita. Comincia a lavorare ad un nuovo libro, un viaggio nella mente di un uomo che ha appena perso la moglie. Si rende conto con il passar dei giorni che il testo non decolla. Ne ha scritto circa un terzo quando una sera va di malavoglia ad una mostra d’arte a Monterchi. Un pittore del luogo espone i suoi quadri come cornice di una serata esclusiva per soli invitati. Una volta arrivato si rende conto di come tutte le persone benvestite non prestino alcuna attenzione ai quadri di quel vecchio, ma li vedano soltanto come la scenografia in una recita di cui loro sono i protagonisti. E’ allora che Peter si ferma a guardare i dipinti. Nonostante siano di bassa qualità, vede nelle pennellate dell’artista il desiderio estremo, l’ambizione di creare qualcosa di grande, lo stesso qualcosa che lui sta cercando ma che in quel momento non riesce a scrivere. Conferma la sua impressione guardando gli occhi di quell’uomo. E’ in quel momento che gli appare – chiara – l’idea per quello che sarebbe diventato il suo secondo libro. Ancora una volta, e non accade di rado, è il libro ad aver scelto lo scrittore. Si sta nel frattempo sempre più appassionando all’arte. Una sera va a San Gimignano per l’ennesima mostra di artisti contemporanei e la maggior parte di quei dipinti non lo colpisce affatto. “La maggior parte di quei dipinti che vidi appesi alle pareti erano semplicemente orribili. Poi uno attirò la mia attenzione. Era così diverso dagli altri, così vero. Pensai subito che quell’artista avesse qualcosa di speciale. Io e mia moglie avremmo voluto comprare quel quadro…, ma costava veramente troppo. Così ce ne andammo, avevamo il dolore nel cuore. Ma portai nella mente ancora per molti giorni il cognome del giovane pittore. Si chiamava Tanzola e abitava a Padova. Il nome l’avevo dimenticato” Sul prato della Cattedrale di St. Mary il sole se ne stava andando. Peter mi portò un altro caffè, e continuò la sua storia. “Scrissi il mio libro, e immaginai che il giovane protagonista dipingesse quadri come quelli del dipinto che avevo visto a San Gimignano”. Il secondo romanzo avrebbe preso il titolo emblematico di The Tuscan Master, “Il Maestro Toscano”. Narra la vicenda di un pittore che i gioventù era conosciuto come un talento… Una promessa. Non essendo in grado di rinnovarsi vendette sempre meno trovandosi a fare la guida turistica per campare… Un giorno arriva nel suo palazzo un giovane, un artista con il fuoco nelle vene e un talento mai visto. Qualcun altro ha la stoffa che a lui è mancata. Ma lui possiede gli strumenti per farne un vestito. Capisce che la sua vocazione non è di essere un vero artista, ma quella più sublime e nascosta del Maestro. Lo diventerà per quel ragazzo. Diventerà il Maestro Toscano. Quando Peter termina il libro, è ancora incerto su alcuni passaggi riguardanti le tecniche pittoriche usate dai protagonisti. Sa per certo di potersi fidare di una sola persona, anche se non l’ha mai conosciuta. Chiama il centralino, e chiede di tutti i Tanzola che abitano a Padova. Ce ne sono solo tre. “Chiamai il centralino e mi annotai gli unici tre ‘Tanzola’ che abitavano a Padova. Provai. Il primo numero era della sorella, e appresi che il pittore si chiamava Pierantonio. Lo chiamai. Ci incontrammo pochi giorni dopo a Padova, e lui mi regalò un quadro simile a quello che avevo visto. Nel tragitto di ritorno ci fermammo a Bologna ed entrammo alla Galleria Forni e acquistammo due suoi quadri. Lui appena lo seppe ce ne regalò un altro. La nostra amicizia è cominciata così”. Peter sta ora continuando la scrittura di quel libro che aveva abbandonato. Nel frattempo il numero dei dipinti di Tanzola in suo possesso ha superato il dieci…
Mattia Signorini 2002 (pubblicato sulla rivista letteraria "Palazzo Sanvitale" MUP Editore 2002)
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